Siamo un PAESE NORMALE ?


QUELLO CHE STA AVVENENDO IN MATERIA DI REFERENDUM   IMPONE UNA DOMANDA: “SIAMO UN PAESE NORMALE?”  SERGIO BAGNATO  17 NOVEMBRE 2016

Il 4 dicembre andremo a votare e dovremo esprimere con un “SI” il nostro accordo sulle modifiche alla Costituzione o con il “NO” il nostro disaccordo.  E’ evidente che gli effetti prodotti dalle due risposte antitetiche saranno profondamente diversi: ammodernamento della nostra Costituzione ovvero mantenimento dello “status quo” nonostante i gravi problemi che da esso sono derivati  sul piano della governabilità ( 63 governi  in 68 anni durata media di ciascun Governo 12 mesi) oltre che su altri piani.

Perché dal referendum non derivino effetti distorti rispetto a quelli che le modifiche proposte si ripromettono  deve esser soddisfatto un  incontestabile requisito minimo: l’intero testo della riforma deve esser letto e possibilmente capito da chi si accinge a votare.

Ebbene, come cercherò di dimostrare con i fatti questa imprescindibile condizione spesso non sussiste.

1) In data 15 novembre, nel corso di una trasmissione televisiva condotta da Bianca Berlinguer sono stati intervistati a Lucca diversi giovani tutti maggiorenni.  Sono state poste delle domande sul referendum. E’ emerso che non conoscevano i motivi per i quali il 4 dicembre si deve andare a votare, non sapevano cosa è la Costituzione e le ragioni per le quali essa riveste particolare importanza per il Paese. Ammesso che questi giovani vadano a votare non è dato sapere con che criterio lo faranno. Forse tireranno a sorte!

2) Dai sondaggi – con le dovute riserve circa la loro affidabilità –  sembra che i “NO” superino i “SI” anche se in misura minima.  Da contatti e scambi diretti di opinione ho avuto modo di rendermi conto che sono veramente molte le persone che hanno  rinunciato a leggere il nuovo testo obiettivamente non facile. D’altronde la cosa si può capire se si considera che, in molti casi,  l’orientamento al  “NO” è aprioristico e totalmente indipendente dai contenuti  e dai motivi effettivi del referendum e se si considera inoltre che   l’obiettivo dichiarato è quello   di “dare una spallata al Governo e di mandare a casa Renzi”. E’ la posizione  fatta propria dai vari Salvini, Meloni, Brunetta, Romani, Grillo, Di Maio, Gasparri ecc. ecc. cioè da i tutti partiti di opposizione che non hanno nulla in comune tra di loro tranne, per l’appunto, l’obiettivo di far fuori Renzi. Questo “NO” sarebbe indicativo di un’opposizione al Governo espresso da persone che, nonostante le loro frequentazioni parlamentari, non hanno chiaro il concetto che se si vuole far cadere un Governo occorre farlo o attraverso la sfiducia parlamentare o attraverso le elezioni politiche. Vi è poi da osservare  che qualora Renzi, senza esservi tenuto, a seguito della prevalenza dei “NO” si presentasse dimissionario al Capo dello Stato, questo, data la tristezza del quadro politico e la pochezza dell’offerta, probabilmente non avrebbe altra possibilità che quella di rinviare il Governo alle Camere per verificare se goda della fiducia parlamentare.  Se questo fosse il caso non è da escludere che, come avvenuto in un passato recente in occasione delle mozioni di sfiducia, il Parlamento confermi la fiducia al Governo.  Renzi rimarrebbe al Governo ma ne risulterebbe indebolito nonostante l’endorsement di Berlusconi secondo il quale Renzi è l’unico vero leader di cui l’Italia oggi dispone.  Ma in una situazione caratterizzata da caos geopolitico, da mercati in fermento, da aumento dello spread, da pressioni dei flussi migratori, da rapporti con l’Europa non proprio idilliaci, abbiamo qualche cosa  da guadagnare da un indebolimento del Governo?

Un inciso: il 17 novembre il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di questo tenore: “sono le 3 del pomeriggio dalla Camera dei deputati sbuca  Di Battista (5stelle) e si ferma a omaggiare Bersani: “Ciao Pier Luigi, noi ci stiamo facendo un mazzo così per il NO! Di più non si può fare, davvero”. Pacca sulla spalla con cui il leader della minoranza dem ringrazia la star del M5S e dice che anche lui ce la sta mettendo tutta per sbaragliare il fronte del “SI”, convinto com’ è che la vittoria di Renzi consegnerebbe l’Italia al caos e i mercati finanziari alla speculazione”.

Non è strana questa unità di intenti tra l’intemerato Bersani e il M5S? Non erano cani e gatti?

E  come si concilia questa affermazione con quella di Walter Veltroni che 2 giorni prima, intervistato dalla Grueber, ha detto: “io voto “SI” e sono molto preoccupato per l’instabilità politica che potrebbe conseguire ad una eventuale vittoria del “NO” . Ma non appartengono allo stesso partito?

Personalmente sento di condividere  al 100% i timori di Veltroni  anche perché, avendo possibilità di accedere direttamente ai telegiornali e alle rassegna stampa estere mi sono reso conto  che all’estero guardano con estrema attenzione a quanto sta accadendo in Italia e, in particolare, sperano che vinca il “SI” ritenendo che il percorso avviato nell’ambito delle riforme istituzionali non possa essere interrotto; sarebbe vista come molto negativa la nostra permanente incapacità di adeguarci ai mutamenti imposti dalle circostanze. Ma a parte ciò che si può pensare di noi all’estero, e  che non va comunque sottovalutato, credo che il semplice buon senso dovrebbe far dire “SI” a una riforma che:

  1. elimina “l’aborto” costituzionale del bicameralismo paritario da cui sono derivate solo conseguenze negative; la più grave di esse  è quella di non aver consentito a nessun Governo, neanche a quelli che stavano governando bene (Amato,  Ciampi, Prodi) di portare a termine il proprio mandato di 5 anni e di avviare a soluzione i problemi del Paese di cui il debito pubblico è di sicuro il più grave;
  2. mette ordine nei rapporti Stato Regioni in applicazione del principio che gli interessi generali debbono prevalere su quelli particolari;
  3. riduce alcuni costi della politica – in tale ambito si sarebbe potuto fare di più e meglio – ed elimina il Consiglio Nazionale dell’ Economia e del Lavoro che ha rappresentato un costo evitabile;

Per quanto riguarda le modalità di eliminazione del Senato quanto previsto è discutibile e dovrebbe essere modificato. E’ stato il frutto amaro di un compromesso imposto, anch’esso, dal bicameralismo paritario e da camere caratterizzate da maggioranze politiche non omogenee. Penso tuttavia che si commetterebbe un errore molto grave se per questo indiscutibile difetto si buttasse a mare tutto l’impianto della riforma nell’illusione che in breve tempo si potrebbe dare luogo ad una rielaborazione integrale di esso. Come l’esperienza insegna non è il caso di illudersi.  Meglio portare subito a casa il molto che c’è di buono nella riforma pensando di correggere successivamente la parte che non va con un procedimento reso più agevole dall’intervenuta operatività della riforma. Dalla sua entrata in vigore la Costituzione ha subito 36 modifiche.  La 37esima non rappresenterebbe certo uno scandalo.

Spero sinceramente  che chi ha perso l’abitudine di andare a votare la recuperi  e con il proprio “SI” dia un contributo all’ammodernamento di cui il Paese ha bisogno.

Sergio Bagnato

ex sindaco di Cernusco Lombardone

 

 

 

 

 

 

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