risposta all’articolo di Brancaccio


Appunti sull’articolo dell’Espresso, le idee, declino partiti socialisti ecc.  
(6 agosto 2017)

Contesto l’articolo postato da Alberto Battaglia per svariati motivi. Proverò di seguito ad elencarli con il modesto livello di competenza che posseggo.

I temi trattati nell’articolo per motivare il declino dei partiti socialisti a livello europeo sono:
Il mercato del lavoro
Le privatizzazioni
Le liberalizzazioni finanziarie
La migrazione

Mi limiterò all’Italia.

Il mercato del lavoro è stato rianimato nel 2014 attraverso due meccanismi, la decontribuzione per tre anni  per i nuovi assunti a tempo indeterminato e il nuovo contratto, il Jobs Act, a tutele crescenti.
L’affermazione, fatta nell’articolo citato, che la nuova flessibilità non contribuisca all’aumento della occupazione è a mio parere errata. La filosofia che si è esplicitata con quei provvedimenti è stata la ricerca di “ridurre almeno temporaneamente” il costo del lavoro per le aziende, e anche di introdurre degli elementi di razionalità nella possibile assunzione a tempo indeterminato. Essa viene agevolata anche sul piano del costo vero e proprio (irap) ma soprattutto riduce quella estrema sicurezza che il costo del licenziamento di un lavoratore sarebbe stato elevatissimo, con contenziosi faticosi, molto lunghi, tali da sconsigliare l’assunzione di lavoratori.

Con le tutele crescenti, per tre anni il costo del licenziamento di un lavoratore è crescente ma definito.
Successivamente i costi sono anch’essi ben definiti ed è stato eliminato per i nuovi assunti la tutela fornita dall’art. 18.

Tutto ciò avrebbe fatto immaginare un forte aumento degli assunti a tempo indeterminato. Ciò non si è verificato, facendo propendere ancora la assunzione verso il tempo determinato. Qui sono in gioco fattori diversi da quelli della legislazione sul mercato del lavoro; e cioè la grande incertezza ancora vigente nella ripresa dell’attività economica e la ancora alta propensione del mondo delle imprese, soprattutto le piccole, a non fidarsi dei rapporti con il mondo dei lavoratori. Questo aspetto è dimostrabile con grande evidenza in moltissimi casi specifici e sollecita da un lato il governo ad attuare ulteriori differenziazioni tra le tipologie contrattuali e dall’altro le organizzazioni dei lavoratori a interagire in modo sempre più costruttivo con le organizzazioni datoriali.

E’ in ogni caso errato attribuire il titolo di Destra a questa politica; come se fosse di sinistra salvare il posto di lavoro di un lavoratore inadempiente o di una azienda che accumula debiti.

Le privatizzazioni tendono a sottrarre la gestione della azienda pubblica all’influenza politica; se fosse possibile questo fatto non si vedrebbe la necessità di privatizzare. Si fa affidamento all’aspetto del capitalismo in cui le azioni che si perseguono devono mirare alla produzione di profitto. E’ evidente che non è sufficiente la privatizzazione ma le modalità con cui si fanno le gare, le regole che devono essere introdotte. I vincoli di tipo sociale che è possibile introdurre. Ma non si tratta di politica di destra; si tratta di politica economica con buona dose di razionalità.

Liberalizzazioni dei capitali ; il giudizio è secondo me ingeneroso. Il tema è molto complesso e le politiche finanziarie della BCE hanno messo in piedi sistemi di sicurezza e protezione proprio per evitare che i meccanismi “incoercibili” della liberalizzazione dei capitali possa innescare crisi su larga scala.

 Migrazione– Qui è il minimo di validità dell’articolo. Il giudizio sullo “sbandamento” del Partito Democratico è del tutto arbitrario e senza alcun approfondimento. La politica deve tenere conto della possibilità di integrazione e della rapidità con cui essa può avvenire. Stiamo governando, pur se in coabitazione, e stiamo sostenendo un numero enorme di azioni di supporto con volontari, onlus, federazioni, forum specifici. Azioni politiche di grande rilevanza, azioni verso l’estero e di scambio con l’U.E.

Credo che sostenere questo articolo sia impossibile, a mio parere.

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