Sul Cuneo Fiscale e sulla Spending Review


Due rimandi: il primo al cuneo fiscale e l’altro alla Spending Review.

1.- Valutazioni sul cuneo fiscale

2.-  considerazione su Spending Review

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L’EUROPA CHE SERVE – PAOLETTI_PANZERI 7/3/14


La sera del 7 Marzo a Olgiate. (Oltre 50 persone.) Relatori Panzeri e Paoletti.

Paoletti in “video conferenza” (perchè ammalato) ha parlato del futuro economico dell’Europa sulla base delle previsioni di crescita di lungo periodo. La prima delle slides di seguito proiettate dice che nel 2050 non ci  sarà più un paese europeo nel cosiddetto G8. La Germania sarà infatti in 9 posizione, scavalcata da Brasile, Messico e Indonesia (oggi 16^)…. (commento di Paoletti “Rimarco questo dato perché so che Panzeri come me è interista e mi pare che in Italia non ci si sia ancora ben resi conto di quale sia il potenziale di lungo periodo di una squadra che si lega con l’Indonesia…”) Continua a leggere

terza scheda Europa


Scheda Tematica n.3 – Le Istituzioni Europee

europa

██       Zona euro (2014)

██       Paesi membri che, in virtù del Trattato di Maastricht, sono destinati a confluire nella zona euro

██      Paesi membri che, in deroga al Trattato di Maastricht, si riservano di stabilire un eventuale ingresso nella zona euro

██      Paesi extra-UE che adottano l’euro in virtù di accordi bilaterali con la Banca Centrale Europea

██      Paesi e territori extra-UE che adottano unilateralmente l’euro

Le Istituzioni dell’Ue Continua a leggere

Per rilanciare l’economia _ 2


CONTRO L’ANTIEUROPEISMO E PER UN EUROPA SOLIDALE

 L’EURO CI HA SALVATO DALL’INFLAZIONE

MA

L’ITALIA NON HA SAPUTO APPROFITTARNE E, A CAUSA DI UNA LUNGA SERIE DI ERRORI, HA SFIORATO IL PRECIPIZIO (DEFAULT)

COSA  E’ STATO SBAGLIATO NELLA GESTIONE DEL SISTEMA ITALIA ? Continua a leggere

PER RILANCIARE LA NOSTRA ECONOMIA


Le posizioni antieuropeiste chiedono l’uscita dall’Euro, ma le conseguenze immediate sarebbero le seguenti:

  1. l’impennata dello spread
  2. l’esplosione dei costi energetici
  3. la crescita dei costi delle materie prime e dei prodotti importati
  4. la riduzione ulteriore del finanziamento bancario
  5. il ritorno della inflazione a doppia cifra
  6. …e molte altre ancora…

IL PARTITO DEMOCRATICO, I SINDACATI, GLI INDUSTRIALI CONCORDEMENTE AFFERMANO CHE SOLO  L’EUROPA RESTA IL NOSTRO FUTURO

Approfondiamo questi temi il 7 Marzo, a Olgiate Molgora.

L'Europa che serve, 7 marzo a Olgiate Molgora

L’Europa che serve

Per approfondire, consigliamo la lettura dei seguenti articoli:

Carlo Azeglio Ciampi 6 febbraio 2014

Davide Colombo 5 febbraio 2014

Riflessione sulla situazione del PD


Calco  19 febbraio 2014

Dopo un buon silenzio, sento la necessità di intervenire sulla vicenda che ha suscitato e sta suscitando, molto disagio, sconcerto, sofferenza.

I fronti su cui voglio intervenire sono vari. A fianco dei punti in indice scrivo una frase relativa al mio atteggiamento.

1.- la presa di distanza di Pippo Civati con la sequenza di domande un po’ provocatorie sulla situazione. – La mia risposta evidenzia il mio forte dissenso da queste posizioni.

2.- “ l’invidia “ di Marco Molgora, messa come post sul gruppo Facebook, a cui ha risposto Mario Barenghi sullo stesso gruppo con link al blog Europasiamonoi. https://europasiamonoi.wordpress.com/risposta-a-marco-molgora-su-renzi-al-governo/

La mia riflessione evidenzia come personalmente penso sia giusto porsi rispetto a quanto avvenuto.

3.- Il disagio di molti partecipanti al gruppo del circondario su Facebook. Qualche commento di risposta.

Lasciato passare il momento più traumatico, è ora più facile intervenire con una visione un po’ più distaccata e, come è tipico delle mie caratteristiche , indicare una via di ricerca di risposte, sia per capire, sia per motivare, sia per impostare un percorso positivo.

1.- Alla presa di distanza di Pippo Civati che si riassume in due aspetti, una serie di domande che riporto qua sotto, e un avvertimento sulla possibilità di non votare la fiducia, rispondo sia nel merito delle domande sia all’avvertimento.

“ Civati scrive (nella parte di sinistra della tabella); io rispondo nella parte destra della stessa.

  • Mi spiegate perché, davvero, stiamo facendo un altro governo con questi signori, preoccupati solo di non discutere di unioni civili e di ius soli?
A me piacerebbe avere una maggioranza diversa perché alcune differenze di idea di governo sono macroscopiche; ma la situazione che ci ha lasciato il risultato elettorale non è frutto di casualità, ma di errori di proposta politica, di credibilità, di errori di comportamento negli anni passati, di mancata formazione politica della classe dirigente ecc.
  • Perché stiamo facendo un altro governo che non solo non ha il mandato degli elettori ma non rappresenta nemmeno il 50% dei suffragi dello scorso febbraio ?
Credo che non sia il caso di porsi questa domanda. Il senso di responsabilità del Partito Democratico non può lasciare andare le cose verso elezioni anticipate che sarebbero una dimostrazione di impotenza totale.
  • Perché stiamo facendo un altro governo frutto di un ribaltamento della linea, poi di una scissione, poi di un ribaltone e infine di una staffetta “sul posto”?
Questa domanda è più delicata e richiede l’entrata in un tema che svilupperò, anche se velocemente, in una risposta a un punto successivo.
  • Perché stiamo facendo un altro governo dopo avere escluso di farlo, preoccupati soltanto di fare una velocissima legge elettorale di cui ora tutti dicono che non è poi così veloce, che bisogna completarla con le riforme e che poi non siamo mica sicuri che passa, dopo aver giurato che passava nel giro di due settimane e che era una mossa geniale perché tutti avrebbero dovuto farla passare così senza fare una piega?
Perché il realismo non va trascurato; è già un risultato impensabile poco tempo fa di aver portato alla attenzione di tutte le forze parlamentari un accordo realizzato con la forza politica di opposizione più disponibile a discutere e cercare un accordo. Quello che avviene poi in Parlamento è senz’altro delicato ma i tempi in gioco, pur non così brevi, non devono far giudicare negativamente chi si è impegnato al massimo delle sue forze. Il sarcasmo qui non deve entrare !!
  • Mi spiegate perché abbiamo celebrato l’uscita di scena di Berlusconi e poi abbiamo celebrato il suo ritorno?
Non è un rientro in scena: Berlusconi è uscito dalla scena parlamentare e probabilmente dalla ricopertura di cariche pubbliche; ma è pur sempre acclamato come leader di un partito che rappresenta almeno il 20 % dell’elettorato. Non discutere con lui era impossibile; anche il riferimento ad altre figure era del tutto “illusorio”.
  • Mi spiegate perché ci siamo detti ufficialmente contrari alle larghe intese (era ora) e per tutta risposta ne facciamo delle altre, che sono solo più lunghe delle precedenti? Me lo spiegate voi, perché io non ce la faccio ? !!
Ma non è il caso di farsi questa domanda; nessuno ama le larghe o piccole intese. Ma il realismo politico non permette alternative; quindi queste intese vanno gestite nel modo più razionale possibile, tenendo conto di massimizzare il risultato minimizzando i danni !!
  • Da ultimo, per fatto personale: ma perché nessuno è coerente con quello che dice e fa il contrario di quello che dichiara? Perché così è un po’ difficile, rimanere coerenti mentre tutti fanno giravolte e testacoda:

 

Ma anche qui si tratta di maturità politica: la politica è l’arte del possibile; la coerenza rischia spesso di portare alla gestione di testimonianza, bella ma sterile !!

 

Per ciò che concerne “l’avvertimento (che Civati fa) della possibilità di non votare la fiducia”, ritengo che questo argomento riguardi fortemente il concetto stesso di appartenenza a un partito, e, in particolare, ai suoi organi dirigenti, (la Direzione Nazionale in questo caso) piuttosto che essere l’opinione espressa da un singolo o anche da un gruppo.

Stiamo parlando di 136 voti a favore e 16 contrari; questa espressione di voto impegna democraticamente tutti i membri della Direzione a seguire il voto espresso da una grande maggioranza.

E’ chiaro che in Parlamento ciascuno è libero, per legge costituzionale, di esprimere il proprio dissenso assumendosi le responsabilità delle conseguenze di ciò; mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro un voto segreto. Ma che un dirigente lo faccia nell’ambito del suo mandato, evidenziando il rischio ……. , mi pare proprio estremamente riprovevole.

2.- Sul commento di Marco Molgora, Barenghi scrive all’inizio del suo documento  (di cui al link messo all’inizio):

Risposta (personalissima) a Marco Molgora.

Mario Barenghi                                          15 febbraio 2014

Marco Molgora sostiene di invidiare i militanti del PD che (cito) “riescono sempre a farsi andare bene ogni scelta e a giustificare quanto il giorno prima sembrava inaccettabile”.

La generazione a cui appartengo (sono nato nel 1956) ha avuto una formazione intellettuale e morale che privilegiava l’esercizio della critica; e qui intendo la critica in senso negativo, quella che riprova, biasima, respinge, condanna.

  • La critica, specie se spregiudicata e rigorosa, e meglio se caustica e graffiante, è stata vista come una dimostrazione di intelligenza, spregiudicatezza, rettitudine.
  • A questa valorizzazione etico-intellettuale del dissenso, del rifiuto, ha fatto riscontro, sul versante opposto, una speculare svalutazione del consenso, dell’accettazione, dell’adattamento: non importa se presentati come frutto di ponderazione ragionata (di pragmatismo, diciamo) o di un’inclinazione morale all’ottimismo (in una parola, di fiducia).
  • Sul pragmatismo gravano sospetti di incoerenza e cedevolezza, se non di opportunismo o ipocrisia;
  • quanto alla fiducia, è sempre apparsa come indizio di superficialità, per non dire di credulità o dabbenaggine. ………”

 

Mario Barenghi poi, verso la fine del suo messaggio, fa una ulteriore affermazione:

“ Merito l’invidia di Marco Molgora? Non so, può darsi. Io, per parte mia, invidio chi si contenta di attenersi coerentemente a sani e saldi principî, e quindi non esita a chiamarsi fuori, schierandosi su posizioni che non hanno la minima possibilità di diventare maggioritarie. Li invidio, eccome. Perché a prevedere che le cose andranno male si indovina quasi sempre, ma c’è il rischio – serio – di emettere profezie che si autoavverano.”

Le due frasi citate si inseriscono bene nel mio messaggio: infatti è noto a molti che la mia posizione è sempre quella di cercare di capire e di ricercare il consenso e la fiducia. E’ ovvio che vi sono i limiti invalicabili di differenze di idea, di impostazione, su principi che non possono essere messi in discussione, di fronte a cui né consenso né fiducia entrano in campo. Ma prendiamo ad esempio la situazione della nascita del governo Renzi con la sfiducia verso Letta. Le cose a mio parere sono abbastanza semplici e vengono bene evidenziate dall’articolo di Alessandro Costa citato da Felice Rocca, Nella testa di Renzi. http://www.francescocosta.net/2014/02/13/nella-testa-di-renzi/

Di fronte a quanto successo, la mia posizione è di analisi del perché (A. Costa) e quindi di consenso (e di fiducia) all’appoggio perché il tentativo riesca. La frase di Mario Barenghi “sull’emettere profezie negative che poi si auto-avverano”, è estremamente importante. Per ottenere un risultato negativo, è sufficiente che l’atteggiamento di chi in qualche modo è coinvolto sia di paziente sopportazione, di attesa un po’ sfiduciata, di vigile esame critico di quello che distingue ……; il risultato positivo si costruisce con la fiducia attiva e cioè mettendosi in gioco tutti per ottenere il risultato.

Il mio messaggio è perciò molto chiaro: possiamo venire da delusione e critica, ma oggi è indispensabile agire, ciascuno nei propri limiti e compiti, di supporto, di sponda, per quanto Matteo Renzi sta proponendo all’Italia, non a sé stesso o al Partito Democratico. La situazione è analoga (anche se non uguale, per la differenza di contesto) a quello che avviene in una azienda quando si sostituisce l’Amministratore Delegato o il Direttore Generale. La spinta emotiva (oltre che di contenuto) che questi personaggi danno (se sono capaci di darla) riesce spesso a far cambiare “verso” all’azienda; a motivare personaggi un po’ addormentati, un po’ seduti. La mia speranza è che, al di là del contesto critico nel quale l’Italia si trova, ben evidenziato da Vincenzo Visco sull’Unità di domenica 16 febbraio) il cambiamento di “modus operandi” raccolga il consenso e la collaborazione di tanti che finora sono stati alla finestra, scettici sulla possibilità di cambiamento e di ripresa. Cito ancora un articolo di Sergio Fabbrini su il sole24ore che esprime in poche parole da giornalista e commentatore lo stesso mio concetto.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-16/ora-poche-misure-ma-eclatanti-081600.shtml?uuid=ABTGGvw&fromSearch

3.- Su Facebook, nel mio account Augusto Rimini, nel gruppo Circoli PD del Meratese, molti interventi manifestano lo sconcerto e il disagio per quanto è successo e cioè da parte di Matteo Renzi, in sostanza, aver forzato le dimissioni di Enrico Letta. Ringrazio quanti si esprimono, perché la passione che appare nelle parole dei post è un importante segno della adesione al Partito Democratico e della volontà di continuare a costruirlo e a partecipare alla sua costruzione. Appare anche forte prevalentemente la critica al modo con cui la Direzione Nazionale, sotto la spinta di Renzi, ha sfiduciato Letta. Mi pare che vada ben riflettuto l’articolo di Alessandro Costa, che ho già citato poco sopra, perché offre una chiave di lettura interessante e a mio parere condivisibile del drammatico svolgimento dei fatti.

Una cosa mi pare debba essere tenuta in considerazione, e che non è apparsa in modo chiaro sia nelle mie righe sia nei vari interventi sul gruppo Facebook: la vicinanza con le elezioni Europee col rischio di trovarsi impantanati in varie situazioni paralizzanti poco prima di esse.

Il tema Europa è essenziale per capire lo svolgimento dei fatti; i populismi di Grillo, e della Lega di Salvini, rischiano di diminuire e di molto il peso del Partito Democratico alle elezioni proporzionali del 25 maggio sul rinnovo del Parlamento Europeo. Ecco perciò uno dei motivi della accelerazione fatta da Renzi nel voler cambiare il governo. E’ in gioco la credibilità politica del Partito Democratico e Renzi se ne vuole assumere la guida e la responsabilità in toto. Ho già scritto poco sopra come un cambio di grinta nella conduzione può significare un cambiamento di velocità e anche di risultati. Il mio invito è perciò di mettere la massima fiducia in questa operazione e cercare il modo di supportarla con le nostre azioni di comunicazione esterna oltre che ovviamente interna.

 

ITALICUM al 29 Gennaio 2014


In attesa di far diventare Europasiamonoi come l’espressione delle attività sull’Europa sia del circondario Meratese, sia del Forum Europa della Federazione Provinciale, presento un articolo che riassume lo stato della possibile nuova legge elettorale al 29 gennaio 2014.

Personalmente sono convinto che l’ipotesi fatta risponda abbastanza bene alle aspettative dei cittadini italiani: soprattutto nella uscita da una palude nella quale nessuno si trovava bene ma non poteva muoversi abbastanza, come è tipico della palude !!

Augusto Rimini

tratto da Repubblica.it

ITALICUM – 29 GENNAIO 2014

Proporzionale, premi di maggioranza, soglie di sbarramento, circoscrizioni provinciali e doppio turno. Sono questi gli elementi dell’Italicum, il sistema elettorale che dovrebbe sostituire il Porcellum e garantire rappresentatività e governabilità all’Italia. Il ddl è stato presentato alla Camera dopo giorni di incontri tra tutte le forze politiche (Movimento 5 Stelle escluso) e sarà modificato in base a un accordo raggiunto il 29 gennaio, prima del passaggio in aula. Ecco i punti salienti del nuovo sistema.

Le novità riguardano la soglia per accedere al premio di maggioranza, lo sbarramento per i partiti in coalizione, la norma ‘salva-Lega’ e le candidature multiple.

Uno spagnolo modificato. Il nome Italicum arriva direttamente da Renzi, che lo ha definito così durante la sua presentazione. La base è quella del sistema elettorale spagnolo, ma modificato per adattarlo alle richieste dei partiti italiani fino quasi a stravolgerlo.

Il sistema elettorale sarà proporzionale (ovvero il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) e il calcolo sarà fatto su base nazionale e non provinciale come quello spagnolo, utilizzando la regola “dei più alti resti”. Questo dovrebbe favorire almeno parzialmente i partiti più piccoli, che con un calcolo su base provinciale sarebbero stati molto penalizzati.

Soglie di sbarramento. Come detto, si è andati incontro ai partiti più piccoli prevedendo una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al tempo stesso, per limitare il proliferare di gruppi parlamentari, al riparto potranno accedere solo superando le seguenti soglie:

– il 4,5% per i partiti in coalizione (era il 5% prima dell’accordo);
– l’8% per i partiti non coalizzati;
– il 12% per le coalizioni.

È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta.

C’è poi l’accordo per la norma ‘salva Lega’: i partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni rientrano comunque in Parlamento

Nel caso in cui un partito che facesse parte della coalizione che ottiene il premio di maggioranza non superasse la soglia di sbarramento, i suoi voti concorrerebbero al raggiungimento del premio ma sarebbe comunque escluso dal riparto dei seggi, che sarebbero redistribuiti agli altri partiti della coalizione.

Circoscrizioni più piccole e liste bloccate. Invece delle 27 circoscrizioni attuali si passa a circoscrizioni di dimensione minore. Saranno circa 120 collegi (ognuno per circa 500mila abitanti) e in ogni ognuno verranno presentate mini-liste bloccate di 3, 4, 5 o 6 candidati.

Le liste sono così corte in modo che i nominativi dei candidati possano essere stampati direttamente sulla scheda e dovrebbe – nelle intenzioni dei proponenti – consentire il riconoscimento dei candidati e rispondere all’obiezione della Corte Costituzionale sulle liste bloccate. Non sono previste preferenze.

L’eccezione in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. La legge prevede che la regione Val d’Aosta e le province di Trento e Bolzano siano escluse dal sistema proporzionale. Qui si voterà in nove collegi uninominali (8 per T.A.A. e 1 per la Val d’Aosta), come già avveniva con il precedente sistema elettorale. Se alla regione Trentino-Alto Adige sono assegnati più di 8 seggi, questi verranno assegnati con il sistema proporzionale.

Premio di maggioranza o doppio turno. Sono due i sistemi ideati per garantire la governabilità. Se il partito o la coalizione più votata dovesse ottenere almeno il 37% dei voti (era il 35% nel testo della commissione), otterrà un premio di maggioranza. Il premio sarà massimo del 15% (era il 18%): il partito o la coalizione più votata arriverà quindi almeno al 52% (320 seggi) ma il premio di maggioranza non potrà portarlo oltre il 55%, ovvero 340 seggi su 617 (sono esclusi dal calcolo il seggio della Valle d’Aosta e i 12 deputati eletti all’estero). Se quindi un partito ottenesse il 45% dei voti, otterrebbe un premio del 10%, arrivando comunque al 55%.

Se invece nessun partito o coalizione arrivasse al 37% scatterebbe un secondo turno elettorale per assegnare il premio di maggioranza. Accederebbero al secondo turno i due partiti o coalizioni più votati al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare al 53% dei seggi (327 deputati).

Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti, a differenza del modello elettorale per i sindaci.

Stop candidature multiple. I candidati potranno essere inseriti nelle liste in più di un collegio elettorale, come già succedeva nel Porcellum. Nella prima bozza questa possibilità era esclusa. L’ipotesi però è di non consentire che lo stesso candidato si presenti in più di 3-4 collegi, mentre nel Porcellum non c’era limite.

Quote rosa. Nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento (con arrotondamento all’unità inferiore) e nella successione interna gli uomini dovranno essere alternati alle donne. L’inosservanza di questa disposizione comporterà l’inammissibilità del complesso delle candidature di quella lista.

Per il Senato stesso sistema elettorale. In attesa della riforma che dovrebbe abolire il Senato, la legge prevede un sistema elettorale identico a quello della Camera, con un premio di maggioranza per arrivare a 169 senatori o (163 senatori in caso di ballottaggio).

(Pubblicato il 20/01/2014; aggiornato il 29/01/2014)

http://www.repubblica.it/politica/2014/01/20/news/legge_elettorale_ecco_il_modello_italicum-76486384/?ref=HREC1-3

Incompetenza, ingenuità, o che altro ??


Vincenzo Visco scrive sull’Unità un articolo molto chiaro e inquietante sulla incompetenza, l’ingenuità, la superficialità con cui ci si sta muovendo in Parlamento su svariate leggi. In particolare sulla “google tax”. Inserisco il testo di seguito.

VISCO.UNITA.24.12.13

Filippo Taddei e la sera del 5 dicembre 2013


Caro Marco Longoni, la mia posizione dell’altra sera (5 dicembre a Osnago) è stata un po’ ingenerosa verso Filippo Taddei. Non è vero che non mi andava bene niente; questo, dopo aver letto gli appunti che avevo preso la sera stessa.

Differenzio fra una prima parte, condivisibile anche se un po’ scontata; il tema per me essenziale della fiducia è emerso fin dall’inizio; il tema della Pubblica Amministrazione che è ostativa è emerso, ma purtroppo senza la dovuta chiarificazione che in ambito tecnico-economico dovrebbe essere fatta; il tema del “cuneo fiscale” è emerso ma anche qui senza una chiarezza che inquadri il tutto nella storia di questi ultimi 20 anni. La storia, che dica quanto il pensiero della Sinistra sia stato minoritario in tutto il Paese e quindi sia stato purtroppo necessario, obbligatorio, andare in direzioni di “scarsa giustizia sociale”, facendo pagare alle classi più numerose (e più deboli) l’inefficienza, l’impreparazione della classe imprenditoriale, il male delle svalutazioni competitive. Queste cose vanno dette e inquadrate bene, se no si accusano gli ultimi gestori del governo, che sono rimasti col cerino in mano, senza far capire da dove sono venuti i problemi !!

Questa prima parte del discorso di Taddei era, come ho detto prima, accettabile anche se non sufficientemente documentata. (Obiezione ovvia: “ma siamo a una conferenza sull’economia o a una campagna politica ? “; ma non mi importa; il mio criterio di rigore mi impone di fare affermazioni solo se ben giustificate e inquadrate o almeno con riferimenti che permettano di capire il mio pensiero.)

E veniamo alla seconda parte, che è quella che mi vede più distante.

a.- Giuliano Amato è una risorsa dello Stato di enorme valore; perché smontarlo con la questione delle sue prebende? Si può criticare la cosa, ma non mi è piaciuta la critica di facile presa. Il risparmio sulla politica va affrontato con serietà; probabilmente adesso, dalla segreteria di Renzi, Taddei opererà con il suo criterio in modo meno demagogico.

b.- Equivoco della stabilità: andava chiarito bene il senso della “stabilità” e fare riferimento ai costi della instabilità stessa. Finanziari, sulla fiducia, sugli investimenti esteri ….. ecc. Potremmo parlarne un po’ meglio; ma si capisce dalle cose che dico che non sono soddisfatto di quanto espresso da Taddei e soprattutto dal modo con cui l’ha espresso.

c.- Il possibile parallelo “Alitalia – governo Letta” è stato per me il colmo; va bene non volere le larghe intese ma capire il significato dell’operazione fatta da Napolitano è indispensabile. Non si può banalizzare tutto come quella sera Taddei ha fatto.

d.- cambiamento della spesa pubblica = cambiamento della burocrazia. E’ assolutamente vero, ma bisogna entrare un po’ più nel merito e assegnare anche precise responsabilità storiche. Ad esempio al consociativismo.

Caro Marco, scusa sia il ritardo sia la fretta con cui butto giù queste righe. Non volevo far passare la tua sollecitazione, molto apprezzata. Spero perciò che tu accetti la approssimatività di quanto ti ho scritto. Se poi questo servirà ad aprire un dibattito con maggiore approfondimento, tanto meglio.

Augusto

Riflessioni di Mario Barenghi sulle primarie


Mario Barenghi: Sulle primarie _ Calco 15 dicembre 2013

La sera dell’8 dicembre ho ascoltato per intero il discorso di Cuperlo. I discorsi dei candidati che non hanno vinto – i “discorsi di riconoscimento”, in inglese concession speeches – sono sempre molto indicativi: ricordo ad esempio quello di McCain all’epoca della prima vittoria di Obama, il suo discorso migliore in tutta la campagna, si disse allora. Ebbene, Cuperlo ha parlato in politichese puro. Come in ogni altro gergo, anche in politichese si possono tenere discorsi intelligenti o stupidi, ammirevoli o indegni. Ma scegliere un modo di parlare invece che un altro significa sempre preselezionale l’uditorio. Il problema non è di parlare “alla pancia del paese”, ma di parlare al paese.

Cuperlo invece parlava agli iscritti del partito: e nemmeno a tutti: parlava all’élite degli iscritti. Il che significa non rendersi conto che la stragrande maggioranza degli italiani è disgustata dalla politica in quanto tale. E in un clima di generale discredito della politica, chi parla in politichese non è considerato credibile, qualunque cosa dica. Di qui l’insuccesso di Cuperlo, e il successo di Renzi.  Certo che Renzi non ha vinto per il contenuto delle sue idee; chi lo nega? Renzi ha vinto per una questione di linguaggio, di piglio, di slancio, d’immagine. Tutti fattori, diciamo così, non razionali. Ma vorrei che chi milita in (o vota per, o dialoga con) un partito che si chiama democratico si rendesse conto dell’importanza degli aspetti emotivi della vita politica.

Cari compagni, non c’era emozione nei discorsi di Pajetta? o di Ingrao? confrontateli con quelli di D’Alema o di Bersani! Non sommuoveva qualcosa di profondo il simbolo della falce e martello, al di là dei programmi elettorali o dei discorsi politici e filosofici? La demagogia non è nata oggi. Il punto è che, un tempo, una certa carica emotiva, seduttiva, passionale, era incorporata nei nomi e nei simboli. I simboli dei partiti di massa: falce e martello, scudo crociato: per tutti gli altri il sogno (spesso proibito) era arrivare a una percentuale a due cifre, con buona pace della qualità dei programmi elettorali. Falce e martello voleva dire non solo la difesa dei lavoratori, la lotta per la giustizia sociale, eccetera: era anche l’emblema di un groviglio emotivo che comprendeva sia  la generosa (ancorché ingenua) utopia di una società senza classi, sia (ahimé) una colossale mistificazione circa la vera natura del regime sovietico (la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre era esaurita da svariati decenni prima che Enrico Berlinguer la notificasse al PCI).

Oggi, tramontate le ideologie forti, ogni base di consenso si deve conquistare singolarmente, sul campo. Per questo saper comunicare non è un optional, né un cedimento al berlusconismo: è una necessità storica. Oggi è la ragione che impone un’adeguata cura della dimensione non razionale del discorso politico. Per questo Renzi ha vinto tra gli iscritti al PD, e poi ha stravinto alle primarie.

Se dico questo, è per liberarmi del problema: perché tutto ciò appartiene già al passato. Ora è tempo che chi ha vinto dimostri di meritare il consenso ricevuto. E a Renzi non faremo certamente sconti per il fatto di averlo sostenuto. Al contrario.

Mario Barenghi

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