I VASI COMUNICANTI


I VASI COMUNICANTI  – RENATO PASTORINI

12 APRILE 2016

Una marea di persone premono alle nostre frontiere esterne e, con l’ipocrita tesi che tra essi si possano nascondere terroristi, noi alziamo barriere di filo spinato.

Poi, quando ci rendiamo conto che se non dovessero reggere  alla pressione, il passo successivo potrebbe prevedere l’utilizzo delle armi, allora mettiamo “la polvere sotto al tappeto” e ci inventiamo l’indegna soluzione Turchia.

E’ un inutile e dispendioso tentativo di prendere tempo.

La marea di disperati punterà verso l’Italia, dalla Grecia, dall’Albania, dalla Libia.

Tra questi ci sono coloro che hanno diritto di asilo ed altri, non meno disperati che dovrebbero essere espulsi.

Solo per richiamare l’attenzione sulle reali dimensione del fenomeno riprendo una mappa (Frontex), tutt’ora valida, alla quale dobbiamo aggiungere le nuove rotte.

Come si può pensare che singoli paesi, destinatari di sbarchi, di transito o di permanenza  possano affrontare da soli un fenomeno di tale portata?

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 Migrazione per fame

Per ridurre la migrazione per fame dobbiamo immaginare una serie di interventi coordinati, non più appaltati a organizzazioni facenti capo ai più diversi credi religiosi, il cui contributo sarà comunque sempre preziosissimo.

Alla data possiamo pensare ad un potenziamento del Unhcr, o alla creazione di un nuovo ente Europeo con precisi compiti, e fondi adeguati, con un unico indirizzo politico ed un unico finanziamento in capo all’unione Europea.

Questi interventi potranno essere realizzati soli in accordo con i paesi necessari di aiuto.

Ma non bastano solo i mezzi economici, servono anche mezzi militari per far fronte ai predoni, ai pirati alle organizzazioni mafiose già presenti e a quelle nuove che si formeranno con il progressivo aumento del benessere locale.

E qui si sente la necessità di un esercito a livello Europeo, o qualche cosa di molto simile.

Non deve essere una nuova forma di colonizzazione, ma un affiancamento alle realtà locali e, dove possibile,  con il possibile coinvolgimento anche della Cina che in quelle aree ha spesso già conquistato una posizione egemone.

Migrazione per guerra

Non esiste altra soluzione: la guerra deve cessare.

Ben vengano tutte le iniziative diplomatiche, quelle di natura economica, l’embargo, ed altre più o meno coercitive, ma quello che è sicuro è che l’effetto può essere più o meno efficace in funzione del potere che può essere espresso  verso i belligeranti.

E qui il richiamo verso l’UE, e ad una unica politica estera, supportata militarmente,  è nuovamente indispensabile. 

Europa e Stati Uniti

Dopo 70 anni di pace, stavamo consolidando la nostra potenza economica.

Abbiamo creato un gigante molto instabile. Forse siamo usciti dalla recente e lunga crisi economica , ma non è ancora detta l’ultima parola in quanto stiamo facendo di tutto, con i nostri egoismi e nazionalismi, per  favorirne l’erosione.

Dobbiamo essere realistici. Il mondo funziona sulla base dei reciproci interessi.

Gli Stati Uniti hanno definito alcune priorità, e l’Europa non è al primo posto.

E’ il cambiamento climatico la loro sfida prioritaria.

Non è più il tempo per gli Stati Uniti di interventismi globali.

E’ già successo che, a seguito di fatti tragici, Obama abbia promesso la distruzione dello stato islamico, ma non essendo direttamente sotto attacco abbiamo visto ben poco.

Il medio Oriente è ancora alla loro attenzione in quanto la guerra del petrolio va tenuta sotto controllo, ma è l’Estremo Oriente tra le massime priorità in quanto è in Asia che sta emergendo la sfida cinese all’egemonia statunitense. E’ là che devono consolidare le relazioni.

La loro politica interna, miope ed individualista, rispecchia quella europea che  subordina il contesto internazionale a quello interno.

Recentemente il presidente Obama ha definito gli Europei  scrocconi e “parassiti della sicurezza”.
E’ necessario che anche gli Europei investano quote significative del PIL per la sicurezza al fine di realizzare una forza unitaria di difesa, di pressione e, quando indispensabile, di intervento.

La lettura delle dichiarazioni di Obama sono quanto mai pragmatiche e chiarificatrici.

Il caso dell’Ucraina fa testo:  la asimmetria tra gli interessi di Putin in quell’area , che per l’America è distante e non strategica, evidenzia in modo non criticabile la posizione americana.

Bisogna avere chiaro quali  siano gli interessi strategici americani e in quali casi essi siano pronti a entrare in guerra.

Sembra che i paesi membri della Nato, in caso di attacco, potranno ancora contare sul supporto degli Stati Uniti, con questo o altro presidente, negli altri casi………..dipende.

Il messaggio è chiaro. L’Europa deve rafforzarsi e forse è arrivato il momento di scegliere la misura dei “propri stivali” per dare ulteriore stabilità al gigante.

 

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