25 punti sulla legge di stabilità


Legge di Stabilità-Fiducia

STUDIAMO LA STABILITÀ-FIDUCIA, PUNTO PER PUNTO
Ecco perché chiamo questa Legge di Stabilità una “Legge di Stabilità / Fiducia”. Non tanto fiducia nel Governo, ma fiducia con gli italiani e per gli italiani. Ed enucleo in modo molto rapido, quasi brutale scusandomi con voi per questo, i venticinque punti chiave della legge di stabilità.

1 – BLOCCA LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA
Questa Legge di Stabilità blocca le clausole di salvaguardia. Il 1° ottobre 2013 c’erano le clausole di salvaguardia – ve lo dovreste ricordare perché eravate già in Parlamento – e l’IVA aumentò di un punto percentuale perché non riuscimmo a bloccarle. Non riuscirono – potrei dire – a bloccarle. Ci fu un dibattito politico. Quelle clausole le aveva poste il governo Monti, ma il Governo di allora non riuscì a bloccarle. Non è automatico riuscire a bloccare 16 miliardi di clausole di salvaguardia. Quando l’IVA aumentò al 22% si disse “bene, avremo più gettito”, ma non ci fu un aumento di gettito perché un aumento di tasse eccessivo produce un effetto depressivo. Andate a guardare i dati. L’IVA aumentò dal 21% al 22% e il gettito diminuì. I cittadini non vanno spremuti! Stop all’aumento delle tasse.

2 – LOTTA CONTRO L’EVASIONE
Su questo tema non faccio sconti a me stesso, e non li faccio nemmeno a chi ci critica. Questo è il Governo che ha fatto l’accordo con la Svizzera. Questo è il Governo che ha fatto l’accordo con il Vaticano, che è un messaggio lo ritengo molto forte. Questo è il Governo che ha fatto l’accordo con il Liechtenstein. Questo è il Governo che con la fatturazione elettronica e con la dichiarazione precompilata intende dare un colpo vero all’evasione. Sarà anche un caso, ma con la dichiarazione precompilata è accaduto un fatto banale: 224mila italiani si sono dimenticati di fare la dichiarazione dei redditi con il 730 precompilato. E noi ce ne siamo accorti al volo. Fino allo scorso anno, accadeva che a fronte di 224mila persone che se ne dimenticavano, prima dovevi scoprire che se ne erano dimenticati e poi dovevi fare 224mila accertamenti. Naturalmente Agenzia delle Entrate e Finanza si concentravano su quelli più gravi. In questo modo invece, semplicemente incrociando i dati, risulta l’elenco di quelli che non hanno pagato. Fra questi, ventisei hanno più di 1 milione di reddito. Noi non abbiamo mandato loro la Finanza, bensì una lettera, in cui abbiamo scritto: “Gentile calciatore che prendi più di 1 milione” –immagino sia un calciatore – “te ne sei dimenticato. Se ti ricordi di mandarcela, nel giro di un mese con un piccolo buffetto, noi recuperiamo questi denari”. A questo proposito ho letto alcune proposte, oggi sul Sole24Ore quelle di NENS: noi siamo disponibili a ragionarne. Diciamo sì all’incrocio di banche dati, purché non si crei un meccanismo per il quale poi tocca al cittadino produrre certificati od occuparsi di nuovi adempimenti, perché è compito dello Stato – anche dando poteri maggiori a Sogei o agli altri enti- entrare dentro le banche dati. Non continuiamo con il meccanismo per il quale il cittadino deve produrre certificazioni in più. Su questo tema ho visto alcune proposte di emendamento e siamo disponibili, interessati e grati per ogni miglioramento, a condizione che ai cittadini non si chiedano nuovi adempimenti.

3- ELIMINA LE TASSE SULLA PRIMA CASA
La discussione è nota. Abbiamo abolito le tasse sulla prima casa e le abbiamo lasciate su ville e castelli. Abbiamo scoperto che le tasse sui castelli non si pagavano quando c’era l’ICI, a differenza di adesso. Ma non è un problema, è una discussione che ci ha appassionato nelle prime ore della Stabilità. La dico in questo modo: mi ricordo dove eravamo, tra le tante cose, due anni fa. A discutere di chi doveva pagare e di chi non doveva pagare: a quelli che hanno più di 5 stanze sì, a quelli che ne hanno meno no, ma dipende da come le misuri. Dire stop alla tassa sulla prima casa, diciamolo con franchezza, in Italia non significa fare un favore ai ricchi, perché l’82% dei proprietari di prima casa è un lavoratore dipendente o un pensionato e nel 92% dei casi ha preso il mutuo per comprarsi casa e ha fatto 30 anni di rate. Possiamo dire quello che ci pare, ma non stiamo facendo un favore ai grandi proprietari, che continueranno a pagare in modo netto e forte dalla seconda casa in poi. Naturalmente rispetto l’opinione di chi non la pensa come noi, ma trovo importante fare chiarezza su un punto: se cercate un premier che alza le tasse, o cambiate premier, o si cambia Paese. Perché ritengo elemento costitutivo della mia identità di persona fortemente di sinistra il fatto che in Italia le tasse devono andare giù, e non su.

In altri Paesi, dove la tassazione media è al 30%-35%, si può discutere del fatto che le tasse vadano alzate, in Italia no. L’unica cosa che io considero elemento caratteristico del mio Governo sul tema della politica fiscale è che le tasse devono essere abbassate. Lo considero un elemento cruciale, insieme al rinnovamento generazionale, al rinnovamento di genere, all’impronta riformista e riformatrice, a una nuova politica estera basata sul Mediterraneo. Se qualcuno ha nostalgie del tempo in cui una parte della sinistra diceva “anche i ricchi piangano”, si sappia che quella non è un’identità che io considero valida per noi. Si faccia un congresso e si verifichi chi è in maggioranza su questa posizione. Io non condanno il mio partito al suicidio, non condanno il mio Paese alla stagnazione. Abbassare le tasse non è una manovra elettorale, è un fatto di dignità. Lo abbiamo fatto nel 2014 con gli 80 euro, lo abbiamo fatto nel 2015 con le tasse sul lavoro, lo facciamo nel 2016 con IMU e TASI prima casa, nel 2017 con l’IRES e nel 2018 con l’IRPEF. Se questo vuol dire meno tasse per tutti, c’è chi lo ha lasciato su un poster elettorale e chi invece lo ha reso programma di governo.

4 – TASSE SULL’IMPRESA
Ne abbiamo già parlato, non mi dilungo: via le tasse sugli imbullonati e tagli all’IRES dal 2017. Segnalo una cosa: la flessibilità europea, che tanto ha fatto discutere, è un atto oggettivo, presente, reale. Se non ci fosse stato il semestre italiano non avremmo lo 0,5% sulle riforme, non avremmo lo 0,3% sulle infrastrutture. Valgono circa 14 miliardi di euro.

5 – I SUPER-AMMORTAMENTI
È una misura fondamentale per rilanciare i consumi in questo momento: con i super-ammortamenti diamo più soldi alle aziende per investire in macchinari e strumenti e diciamo agli imprenditori: “non mettete i soldi in tasca, metteteli nell’azienda”.

6 – LE TASSE SULL’AGRICOLTURA COME LEGACY DELL’EXPO
E’ l’eredità dell’Expo, quella più materiale e meno spirituale: via IMU agricola, via IRAP agricola.

7 – LA PRESENZA, CHE SI MANTIENE MA SI RIDUCE, DELLA DECONTRIBUZIONE
La decontribuzione rimane per tutti. Per i nuovi assunti nel 2016 il bonus avrà un valore del 40% rispetto a quello dello scorso anno e durerà 24 mesi.

8 – CONTRATTAZIONE AZIENDALE: RIPARTE LA PRODUTTIVITA’
Introduciamo incentivi fiscali che favoriscono la contrattazione decentrata con un bonus fino a 2.500 euro per i redditi fino a 50mila euro, in modo da aumentare la produttività del lavoro e favorire la contrattazione laddove si crea valore aggiunto e si sperimentano pratiche organizzative interessanti. Valorizziamo anche il ruolo dei sindacati, in attesa di un intervento quadro su rappresentanza e contrattazione, accordo di cui abbiamo discusso partendo da opinioni diverse e su cui siamo pronti a discutere insieme.

9 – MISURE CONTRO LA POVERTÀ
Per la prima volta c’è una misura dedicata in particolar modo ai bambini, perché sono un milione i bambini che vivono sotto la soglia di povertà. È il tentativo di creare una grande alleanza, perché le fondazioni bancarie, le associazioni, il terzo settore, il nostro mondo, possono essere chiamati ad affrontare insieme questa sfida. Ma è anche un modo per dire a noi stessi chi siamo e cosa vogliamo essere. Dare pari opportunità a tutti i bambini: anche questa, per me, è la sinistra.

10 – IL TEMA DELLE CASE POPOLARI
Abbiamo stanziato 170 milioni per l’edilizia residenziale pubblica. Sono fondi destinati a sbloccare i lavori di ristrutturazione delle case sfitte, che saranno gestiti dalle Regioni. La nostra vuole essere una vera risposta all’emergenza abitativa, che in alcuni casi è più vera che mai, più forte che mai. Ci sono alcune realtà cittadine, penso a Roma, per le quali probabilmente vale la pena pensare che il Giubileo debba essere non soltanto l’occasione per una riflessione sui grandi eventi, ma anche il segno di una attenzione particolare all’emergenza abitativa, specificamente nelle periferie. Via le tasse sulla prima casa, certo. Ma anche attenzione a chi una casa non ce l’ha…

11 – UNIVERSITÀ E GIOVANI
Nella Legge di Stabilità abbiamo inserito la norma che vuole portare in Italia cinquecento professori: sarà fatto con un concorso internazionale, non necessariamente riservato a professori stranieri. I vincitori avranno uno stipendio che premia il merito, e potranno insegnare e fare ricerca in qualsiasi università italiana di loro scelta. Contemporaneamente investiremo su mille ricercatori che finalmente potranno avere un primo posto in università. Questo non basta? Non è sufficiente per la ricerca? Discutiamone.

Io sono stupefatto dalla qualità degli scienziati italiani nel mondo: all’Osservatorio Paranal in Cile ho trovato persone che hanno reso quel posto il luogo dove si studia l’infinitamente grande e che hanno il tricolore tatuato sul cuore. Ma anche dove si studia l’infinitamente piccolo, al Cern di Ginevra, da Fabiola Gianotti in giù sono in tanti a parlare italiano. Non crediamo alla retorica che li chiama cervelli in fuga, perché oggi se si va all’estero a studiare non si è in fuga. Poi è evidente che è necessario dare occasione di poter vivere e valorizzare la propria esperienza professionale anche in Italia.

Guardiamo poi all’assunzione di nuovo personale nelle carriere diplomatiche: tra quarant’anni, i ragazzi che assumiamo oggi saranno l’Italia nel mondo. Devono formarsi adesso – ed ecco perché vogliamo anche intervenire sulla scuola – ad avere una idea del nostro Paese che sia una idea di bellezza e di forza.

Potrei continuare. C’è il problema del blocco del turnover al 25%, è vero, perché se si vuole risparmiare mentre si fanno assunzioni di un certo tipo non si può pensare di continuare ad assumere allo stesso livello con cui si è assunto fino ad oggi. Questo è un elemento problematico, non c’è dubbio, ma è l’unica voce su è possibile intervenire affinché si liberino risorse anche da altre parti. Un Paese è solido se è solidale.

12 – IL TEMA DEL SOCIALE
Segnalo in particolar modo la norma sul “Dopo di noi”, anche se non è soltanto questo. Non cito per decenza i dati stanziati per il sociale dal Governo Monti. Il Governo Letta aveva destinato 1,8 miliardi, noi quest’anno siamo a 3,6. È un dato di fatto: nel giro di due anni abbiamo raddoppiato ciò che aveva stanziato il Governo Letta, che era stato nettamente superiore al Governo Monti, tecnicamente non pervenuto.

13 – FISCO
C’è il tema del fisco e delle semplificazioni, in particolar modo il pacchetto fiscale che non riguarda soltanto le società di capitali medio–grandi.

C’è il tema dei minimi e delle partite IVA. Qualcuno di voi lo scorso anno ci aveva criticato e a ragione. Abbiamo fatto tesoro di alcune iniziative del PD, svoltesi al Nazareno con i giovani delle partite IVA. Sono quasi 2 milioni le partite IVA che avranno un regime forfettario senza adempimenti sotto il volume di affari di 30mila euro, rispetto ai 15mila attuali. Questo è un fatto molto positivo. Inoltre le partite IVA aperte da meno di 5 anni pagheranno una aliquota del 5% e dopo i 5 anni, se stanno sotto i 30 mila, avranno un aliquota al 15% per dare ancora una volta ai piccoli un’agevolazione, ma senza scoraggiare troppo le loro possibilità di crescita. È una piccola misura, ma è importante perché dà un segnale a quelli a cui lo scorso anno non eravamo riusciti a parlare.

Ci sono la franchigia IRAP sulle società di persone, che passa da 10.500 a 13 mila euro, e il recupero IVA sui crediti non riscossi. Scusate se sono pedante, ma non è possibile che si legga sempre la stessa storia a proposito del contante senza che sia dimostrata una correlazione tra l’aumento dell’evasione e l’aumento del contante. Se fosse così, io son pronto a cambiare idea, ma i dati dicono che non è così. Poi ciascuno può avere la propria impressione, ma i dati sono questi e siamo pronti a verificarli, dopo che li abbiamo studiati due mesi con la Ragioneria Generale per verificare se questa misura fosse in contrasto con ciò che è accaduto. Ne possiamo discutere, naturalmente, ma in una Legge di Stabilità che fa questo elenco di cose ogni tanto parliamo anche di queste. Il recupero IVA sui crediti non riscossi significa che le imprese si vedranno rimborsare l’IVA per i crediti non riscossi senza aspettare la chiusura delle procedure concorsuali. Forse cambia poco per chi non è abituato a fronteggiare queste cose, ma ritengo sia un grande messaggio di attenzione e di rispetto, perché francamente era assurdo il contrario.

14 – LIBERA INVESTIMENTI NEI COMUNI
Voglio ringraziare Piero Fassino, perché il Congresso Anci ha finalmente riconosciuto che per la prima volta da nove anni si fa una manovra che non va contro i Comuni. È aperta la discussione sul turnover, ma per la prima volta si mettono i Comuni in condizioni di spendere i soldi che hanno e senza subire i consueti tagli. Abbiamo detto: la stabilità delle scuole è più importante del Patto di stabilità. E così per giardini, strade, investimenti.

15 – INFRASTRUTTURE
C’è un elenco di progetti infrastrutturali da affrontare nel corso del 2016. Possiamo fare di più, dobbiamo fare di più. Sto parlando con Graziano Delrio a proposito del livello di spesa che abbiamo liberato: l’edilizia e le infrastrutture sono ancora a regime ridotto, stiamo lavorando per accelerare.

16 – COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
La cooperazione internazionale vedrà triplicare i fondi, come avevamo promesso: 120 milioni nel 2016, 240 nel 2017, 360 nel 2018. Capisco che possa sembrare una cosa piccola ma c’è da essere orgogliosi quando si va in Cile e in un villaggio si vede una giovane donna che può usare i pannelli solari sulla base di un progetto finanziato dall’Italia. Credo che sia una cosa di cui essere semplicemente fieri andare a Gerusalemme e ascoltare il console generale che dice che, tra mille problemi, il nostro livello di cooperazione in quella città è tra i più alti che esistono, così come lo riconosce con gratitudine anche Abu Mazen. Credo che si possa essere felici quando vediamo ciò che l’Italia sta facendo in Africa, il continente che più cresce nel panorama mondiale.

17 – UN MILIARDO IN MENO AI GIOCHI
Diamo un miliardo in meno ai giochi, e diminuiamo il numero di sale: sono elementi oggettivi. Invece per mesi, per ore, per giorni si è detto che noi avremmo aumentato i punti vendita, combattendo una battaglia al contrario.

18 – PIÙ SOLDI PER CULTURA E SCUOLE
Più soldi sulla cultura: abbiamo fatto un elenco dettagliato di tutte le voci, di tutti gli interventi sui teatri, sulle biblioteche, sugli istituti centrali, sull’Art Bonus che sta funzionando, sul cinema, e aggiungo sulle scuole. Era peraltro previsto dalla scorsa Legge di Stabilità, ma lasciatemi dire che il Paese avrà vinto la sua battaglia se al termine della legislatura tutte le scuole saranno dotate di banda larga. Abbiamo messo i soldi anche perché i Comuni e le Province abbiano gli stessi soldi che hanno sempre avuto, in alcuni casi di più per sistemare le scuole, perché se c’è la banda larga ma non il controsoffitto i genitori giustamente non sono contenti. Abbiamo messo i soldi per le Province per svolgere queste funzioni fondamentali, e abbiamo dato libertà di investimento ai Comuni, facendoci carico come Governo centrale della banda larga in tutte le scuole.

19 – STATUTO DEI LAVORATORI AUTONOMI
Quando sarà approvato il disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità, ovvero il Jobs Act del lavoro autonomo, tutti i lavoratori autonomi avranno le tutele contro i ritardi di pagamento dei compensi, le tutele contro le clausole contrattuali abusive con diritto al risarcimento, il riconoscimento dei diritti di proprietà intellettuale, la rimozione degli ostacoli all’accesso agli appalti pubblici, un rafforzamento della maternità e dei congedi parentali, la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali in caso di malattia grave.

20 – FONDI PER LA SANITÀ
Questo punto per me è molto importante. Ho ricevuto telefonate devastanti, “state togliendo soldi alla sanità”, mi hanno detto. Nel merito si può pensarla come si vuole, ma dobbiamo decidere se giocare la carta della demagogia o della serietà. Nel 2013 i soldi per la sanità erano 106 miliardi, nel 2014 sono stati 109 miliardi, nel 2015 110, nel 2016 saranno 111. Naturalmente le Regioni chiedono di più, ma il dato di fatto è questo, e l’onestà intellettuale vuole che si dica che i soldi sono un miliardo in più dello scorso anno. Ci sono più soldi, non meno soldi.

Vogliamo discutere di singoli interventi? Parliamone, siamo disponibili. Ma vogliamo riconoscere che la discussione sulla sanità non può essere la rivendicazione sindacale di presidenti delle Regioni contro Stato? Vogliamo discutere di quali sono le spese delle Regioni. Vogliamo discutere del fatto che non c’è un costo standard applicato in questi mesi? Vogliamo discutere del fatto che sulle spese mediche pediatriche c’è una differenza quasi pari al doppio fra Bolzano e la Puglia? Vogliamo discutere del fatto che c’è un rapporto di uno a due sulle spese di medicina generale tra la Provincia Autonoma di Bolzano e la Regione Calabria? Vogliamo discutere di questo? O vogliamo metterci intorno a un tavolo e discutere concretamente di come i denari possono essere spesi bene e andare a vedere ospedale per ospedale dove si può recuperare soldi? È un problema di farmaci salvavita? Liberiamo le risorse, ma vediamo qual è l’ospedale che spende di più, il deficit più alto in Italia. Vogliamo discutere di demagogia sui conti pubblici della sanità? Noi tra una settimana faremo un decreto legge per salvare le Regioni dalla pronuncia della Corte dei Conti. Vorrei essere chiaro: è sacrosanto il nostro intervento, lo dico facendo riferimento ad una regione, il Lazio, dove Nicola Zingaretti sta facendo un’opera straordinaria, recuperando dai miliardi di ammanco che aveva in eredità i denari necessari per riportare in ordine il pareggio di bilancio. Il Governo centrale è dalla parte delle Regioni, non è il contraltare delle Regioni: se si vuole giocare la carta della demagogia si sappia che siamo pronti a giocarla. C’è spazio per effettuare interventi, io sto pensando per esempio alla misura per l’epatite C, una cosa sacrosanta che salva la vita delle persone, ma è evidente che dobbiamo avere il coraggio di prendere in considerazione alcuni fenomeni organizzativi delle singole realtà, per dire che ci sono ancora troppe Asl e che va reso trasparente ogni tipo di dato. Noi siamo disponibili a parlare nel merito con serietà, ma se si vuole giocare la carta della demagogia, si sappia che c’è chi se la cava anche in quel settore lì. Domani le incontreremo e parleremo con il linguaggio della chiarezza.

21-PRIORITÀ ASSOLUTE PER IL SUD
Ho ricevuto alcune mail da alcuni di voi: “Matteo c’è poco per il Sud”. Si può discutere, pronti a ragionare nel merito, io dico però: non raccontiamo storie che non sono vere. Ci sono i soldi per l’Ilva, per proseguire la strada per mantenerla aperta. Ci sono i soldi per la Terra dei Fuochi: Enzo De Luca ed io siamo convinti che la Terra dei Fuochi nel 2018 non debba più esistere, su questo mettiamo 450 milioni di euro. Ci sono i soldi per partire su Bagnoli, finalmente. Ci sono i soldi per Matera, Capitale della cultura. Ci sono i soldi per terminare finalmente la Salerno-Reggio Calabria.

Ci sono i soldi per i viadotti dell’Anas in Sicilia, che sono un autentico scandalo, quando vai a vedere che i piloni anziché avere le fondamenta a dodici metri, le hanno a cinque metri. Allora, si può dire che c’è bisogno di più, che il Sud non è ripartito, d’accordo, ma non si dica che non c’è niente per il Mezzogiorno perché non è vero. Ci sono battaglie sacrosante che dobbiamo intestarci. Come quella sulla Terra dei Fuochi. Come quella sulla ripartenza di Bagnoli. Come quella sull’Ilva, che deve essere una nostra battaglia, non può essere la battaglia solitaria del presidente del Consiglio. Come quella per il completamento delle opere pubbliche attese da decenni, una battaglia di civiltà.

22-MISURE CONTRO IL DISSESTO
Le conoscete già, le approfondiremo nei prossimi giorni. Lo dico pensando ad alcuni eventi di queste settimane, in particolar modo a Benevento e a Reggio Calabria.

23-SPENDING
Ventitreesimo punto, il tema della spending. Ci sono delle polemiche in corso per il fatto che abbiamo dimezzato le spese dei computer. Ma come, il Governo che vuole innovare dimezza le spese dei computer? In realtà è una norma un pochino più raffinata, magari non troppo e la possiamo modificare ancora. Sostanzialmente diciamo a tutti coloro che vogliono fare acquisti di software o hardware nella P.A. che possono farlo se concorrono al 50% di quello che hanno speso lo scorso anno. E devono chiedere l’autorizzazione di Sogei, Agid e Consip. Certo, si può migliorare. Ma vorrei dare soltanto un dato, che ricaviamo dall’associazione di Confindustria digitale: di cinque miliardi circa che vengono spesi per questo settore, soltanto un miliardo e due viene speso con Consip. E’ evidente che una parte di questi denari vengono spesi in modo a dir poco discutibile, dal sito web che fa lavorare la web agency locale all’acquisto di strutture e mezzi di cui magari non c’è bisogno. Allora su questo tema, al tempo del cloud che ti dà la possibilità di accedere ai dati di tutti, possiamo trasformare il nostro livello di servizio da una gestione dura e pesante a quella di grandi banche dati per i servizi.

Il 21 novembre, a Venaria a Torino, presenteremo una serie di risultati concreti del Governo, a partire da un diverso modello di gestione e di interfaccia della P.A. La scommessa è dare a ciascuno non soltanto un’identità digitale teorica, ma la possibilità di accedere tramite telefonino a tutti i dati della P.A. Si può fare, ce la facciamo.

Vi avevo preparato, ve la manderò per e-mail, la foto di un bando Consip di oggi. Se voi la guardate c’è qui, piccolina, la richiesta economica, due paginette. Un pochino più grandi ci sono le specifiche tecniche, venti paginette. Poi, in media 416 pagine, ci sono i certificati richiesti da Consip. E non perché Consip sia cattiva, il sistema funziona così.

Sarebbe interessante, e forse frustrante, raccontarvi alcune storie. C’è una ricorso pendente da due anni per un bando da circa 700 milioni di euro perché il vincitore di questa gara non ha dichiarato di aver subito un’indagine per aver costruito un pollaio abusivo. Non c’entrano niente né i polli né le galline né le uova con il bando. È un cittadino che nella sua attività, evidentemente sbagliando, nel tempo libero ha costruito un pollaio abusivo – che è una cosa sbagliata, vorrei esser chiaro – ma questo pollaio abusivo sta bloccando da due anni 700 milioni di gara pubblica. Non so come la pensate voi, né voglio aprire un dibattito tra chi ritiene il pollaio abusivo non sufficiente a ritirare il bando al tizio in questione e chi invece lo ritiene un elemento di gravità tale da impedire l’assegnazione e quindi da passare al secondo in graduatoria. A me basterebbe che si decidessero: se ha vinto il tizio del pollaio abusivo oppure se deve essere escluso. Ma questo è il sistema oggi di gare pubbliche italiane, lo vogliamo semplificare o no? Perché uno degli elementi di blocco che ha oggi il nostro Paese è questo. Ecco perché anche su questo tema sarebbe appassionante discutere di quello che dobbiamo fare.

24- LE PENSIONI
Non abbiamo fatto la grande riforma delle pensioni, d’accordo. Però abbiamo fatto qualcosa. È una misura sostanzialmente a costo zero, non renderà soddisfatti alcuni di noi, ma è comunque un punto di equilibrio iniziale. Un equilibrio tra l’esigenza reputazionale di non rimettere mano alle pensioni, anche per motivi europei, e la scelta di non andare a chiedere a chi guadagna 2 mila euro netti un contributo. Perché l’asse di fondo è sempre quello: legge di stabilità, legge di fiducia. È vero, c’è una parte di lavoratori che è andata in pensione ricevendo più di quello che ha versato. E c’è una parte, soprattutto della nuova generazione, che non avrà questo trattamento. È vero. Ma nel complicato gioco di equilibri abbiamo scelto di non intervenire, di non aprire quella porta. È un atto di codardia? Non credo. Però siamo pronti a discuterne insieme al Parlamento in tutte le sedi e in tutte le circostanze.

25 –ECOBONUS VERSO PARIGI
Infine, abbiamo mantenuto gli ecobonus e soprattutto abbiamo rafforzato un’ispirazione verso Parigi, quella dell’attenzione all’efficientamento energetico. Tra di voi c’è chi conosce molto bene le misure, è inutile che ci torni sopra.

 

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