Rinnovare il PD: Un’ipotesi di riforma della struttura


di Davide Crupi

In questi mesi le vicende, o meglio, le vicissitudini di cui il Partito Democratico è stato protagonista,  hanno prodotto un sentimento diffuso sulla necessità di rinnovamento. Ciò  mi ha spinto  ad esaminare  quello che, a mio avviso, rappresenta lo specchio dell’idea di un  partito, ovvero il suo Statuto“, in cui l’idea si traduce in struttura all’interno della quale  vengono definiti ruoli, composizione e poteri dei vari organi,  processi decisionali interni. Di questa riflessione  personale da cui  è nata un’ipotesi di riforma parlerò in questo articolo .

L’idea del Partito Democratico, o almeno quella che si percepisce dalla lettura dei principi richiamati nel suo Statuto, sembra essere quella di un Partito che si ispira all’apertura alla società, al  pluralismo delle posizioni politiche interne, alla partecipazione in cui la base, identificata da iscritti ed elettori, contribuisce alle decisioni relative all’indirizzo politico  per la formazione del programma di governo ed alla scelta delle cariche interne e candidature per le cariche istituzionali.

Invece le vicende di questi mesi ci consegnano un partito chiuso o, come io lo definisco lento, rispetto alle esigenze  ed i bisogni mutevoli e cangianti che si manifestano nella società; un partito dove il pluralismo si è di fatto trasformato in un correntismo ,o forse lo ha nascostotra diverse fazioni capeggiate da vari esponenti della classe dirigente;un partito dove la partecipazione, certamente espressione di democrazia, si è risolta nella scelta  tra  politici piuttosto  che una partecipazione sulla determinazione dell’indirizzo politico ed i contenuti del progetto di governo.

Questo ha, di fatto portato, la classe dirigente, ed in un certo qual modo anche noi tutti, a ritenere che il semplice fatto di essere democratici, anzi “il partito più democratico” del panorama partitico italiano; che sceglie con le primarie segretario, leader della coalizione, parlamentari, e porta 4 milioni di persone alle urne, fosse di per sè sufficiente per vincere e governare in quanto partito”migliore” rispetto agli “altri.” Altri che non sarebbero stati scelti, anzi puniti, dal popolo sovrano.

Questo partito ha, cosi facendo, messo in secondo piano contenuti e progetto di governo, ha adottato una linea politica miope dei piccoli passi, “ballerina”, il cui risultato, resosi manifesto nell’elezione del Presidente della Repubblica,  è stato il “liberi” tutti in cui il pluralismo è scivolato verso l’anarchia, costringendo “la dirigenza” ad una scelta percepita come incoerente  rispetto al tipo di “scelta” su cui la base, o meglio una parte, era stata chiamata a partecipare.

Ma ritornando alla questione principale: come è possibile che un partito fondato sull’apertura, il pluralismo, la partecipazione abbia prodotto tali risultati?

Certamente una valida obiezione potrebbe essere data dalla considerazione che  le scelte “per il bene comune” possano in alcuni momenti storici come quello eccezionale che stiamo vivendo, divergere dal sentimento prevalente dell’elettorato, cosìcchè alla “classe dirigente” toccherebbe  il compito di “spiegare” alla base, almeno a quella  che ha partecipato le ragioni della divergenza.

Tuttavia, oltre a questa ragione,  ve n’è  forse un’altra  ovvero la discrasia tra i principi su cui si fonda l’idea di Partito e la loro trasfusione nelle regole che ne determinano la struttura organizzativa.

Gli organi di vertice previsti dallo Statuto (prendo in prestito un’espressione coniata da Alberto Battaglia ) sono elefantiaci con una Direzione Nazionale composta da circa 150 membri un Assemblea Nazionale di più di  1000 delegati. Questi organi possono quindi più facilmente diventare luoghi di lotte tra correnti ( la prima) o plebiscitari( la seconda) dove l’indirizzo politico su un programma più che partecipato rischia di diventare “diretto” solo dall’alto verso il basso, dove la linea politica può più facilmente diventare miope sottoposta ad un continuo compromesso tra fazioni.

Le modalità di accesso alle cariche più alte e segnatamente quella di segretario nazionale, all’interno del metodo delle primarie,  non rispecchiano l’idea di un partito aperto ma di un partito piuttosto chiuso rendendo  di fatto questa carica contendibile solo a “dirigenti del partito” che abbiano una certa notorietà. L’ammissibilità della candidatura è subordinata “alla sottoscrizione del 10% dei membri dell’Assemblea Nazionale o 1500 iscritti distribuiti in 5 regioni e la partecipazione alle “primarie” vere e proprie viene riservata ai tre candidati che abbiano ottenuto il consenso del maggior numero di iscritti purché abbiano ottenuto almeno il cinque per cento dei voti validamente espressi e, in ogni caso, quelli che abbiano ottenuto almeno il quindici per cento dei voti validamente espressi e la medesima percentuale in almeno cinque regioni o province autonome”.

Sulla base di queste criticità ho elaborato l’ipotesi di riforma incentrata sui punti che seguono:

1) MASSIMA  CONTENDIBILITA’ DI ACCESSO ALLA CARICA DI SEGRETARIO  CON IL METODO DELLE PRIMARIE: L’accesso alla candidatura di Segretario Nazionale deve essere possibile  qualunque cittadino in possesso dei diritti civili e politici  e subordinata alla seguenti condizioni:

  • Compatibilità con il codice etico
  • Presentazione di una piattaforma programmatica
  • Designazione dei membri della segreteria

2) COLLEGAMENTO DELLA ELEZIONE DEL SEGRETARIO NAZIONALE CON L’ELEZIONE DEI SEGRETARI REGIONALI

  • Le elezioni primarie dei Candidati a Segretario Nazionale si svolgono, nelle varie Regioni in collegamento con le elezioni di Segretario Regionale in cui i Candidati DEVONO DICHIARARE IL COLLEGAMENTO CON IL CANDIDATO ALLA SEGRETERIA NAZIONALE
  • Il Segretario regionale vicente assume il ruolo di Grande Elettore del Segretario Nazionale cui è collegato.
  • L’elezione del Segretario Nazionale viene proclamata dai 20 segretari regionali Grandi Elettori nella prima riunone dalla Direzione Nazionale sulla base di un voto ponderato al peso della Regione.

3) RIDUZIONE DELLA COMPOSIZIONE DELLA DIREZIONE NAZIONALE e REGIONALI

  • La Direzione Nazionale è composta dai segretari regionali , i presidenti dei gruppi parlamentari nazionali, i candidati a segretario nazionale non eletti.
  • I segretari regionali  cessano dalla loro carica  se sottoposti a mozione di sfiducia motivata  per divergenze sulla linea di indirizzo politico  o sulla piattaforma programmatica nazionali perseguita dagli stessi nella Direzione Nazionale; La mozione deve essere votata dai Segretari provinciali  con la maggioranza dei due terzi nella Direzione Regionale.
  • I segretari regionali cessati dalla carica per mozione di sfiducia vengono sostituiti da un membro della Direzione Regionale di appartenenza.

4) ABOLIZIONE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE

L’ipotesi di riforma non tocca  le strutture provinciali e locali, i cui meccanismi elettivi e decisionali debbono rimanere  slegati rispetto a quelli nazionali e regionali, in quanto nella mia idea le federazioni provinciali ed i circolo debbono assumere il ruolo cuore pulsante e stimolo dal basso verso l’alto. Ciò non toglie che anche essi necessitino di  essere rivisitati,  ma in un ottica diversa ovvero quella di renderli  luoghi più adatti ad una partecipazione vera concreta e costruttiva sui contenuti del progetto programmatico.

In questi giorni ho sentito parlare di congresso, di elezione del Segretario , di distinzione tra segretario e premier di opportunità di abolire il metodo delle primarie per l’elezione del Segretario. Personalmente ritengo che se c’è una vera necessità di rinnovamento forse sarebbe più auspicabile avviare prima di un Congresso  una riflessione ed un dibattito politico interno.

Le modifiche sono certamente incomplete e necessitano di approfondimento; sui punti toccati non  ho volutamente evidenziato la mia posizione personale sui possibili aspetti positivi ; perché l’ipotesi di riforma ha solo l’ambizione  di  essere una proposta concreta il cui obiettivo è l’apertura di un dibattito,con critiche distruttive o costruttive, volto ad un approfondimento su un aspetto importante, quello dello Statuto, nel tema di rinnovamento del PD.

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