Riflessioni per una franca discussione


Inseriamo sul blog tre contributi di persone a diverso titolo impegnate nel Partito e nella società Civile: Augusto Rimini segretario del circolo PD di Calco, Alberto Battaglia esponente del Partito Democratico di Imbersago, Claudio Firmani, professore di Astronomia, Merate. Ciascuno vede angolazioni diverse per commentare la situazione attuale:

UTOPIA POLITICA è il tema di Augusto Rimini

RIFLESSIONI sul Partito con riflessi sul Locale, è il tema di Alberto Battaglia

CRITICA al Partito dopo la sua nascita nel 2007, è il tema di Claudio Firmani

Augusto Rimini_Con Amato sulla Coesione_rev

battaglia_25 aprile_13

Claudio Firmani_In nome della franchezza

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Commenti

  • Remo Valsecchi  On 28 aprile 2013 at 18:48

    Un’utopia. La convivenza.
    Il consenso non realizza la coesione sociale, ma solo una subordinazione. Il consenso, quando è accettazione acritica di idee, proposte e opinioni che non si sono trasformate in fatti concreti, verificabili al di là delle proprie opinioni, è l’espressione della “minorità” dell’uomo definita da Immanuel Kant “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stesso è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.”
    Il consenso è all’origine di organizzazioni verticistiche che escludono il dibattito e il confronto di idee e opinioni. I partiti sono un’espressione del consenso e realizzano aggregazione che sembra coesione ma è esattamente il contrario. Non ho mai assistito a manifestazioni di partito che non siano la celebrazione di qualcuno e che subordinano coloro che dovrebbero essere l’oggetto e i destinatari delle azioni politiche. Le consultazioni elettorali sono la massima espressione della vacuità del consenso. Si formulano programmi, proposte, che ipotizzano un nuovo modello di società o un miglioramento di quella esistente, in funzione dei bisogni e della posizioni socio-economica degli elettori che si vuole rappresentare.
    Il voto, a questo punto, diventa un consenso. È l’errore più grosso dell’attuale classe politica. Non è consenso, è un mandato a rappresentare e a realizzare le promesse e gli impegni programmatici. Considerare consenso un mandato, porta alle conseguenze che, in questi giorni, hanno raggiunto livelli drammatici. Non credo che uno solo degli elettori del centro-sinistra dell’ultima tornata elettorale abbia mai dato il proprio consenso alla formazione di un governo di “larghe intese” caratterizzato da politiche liberistiche e monetariste. Non credo che uno solo degli elettori del centro-sinistra abbia mai dato il proprio consenso alla formazione di un governo di “larghe intese” con il PdL di Berlusconi e con “Scelta Civica” di Mario Monti che ha “affamato” i cittadini italiani.
    Anche le religioni sopravvivono per il consenso che in questo caso si chiama fede. Un aforisma di Giordano Bruno: “Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.”
    Un concetto che vale per le religioni ma anche per la politica.
    La consapevolezza della propria individualità e la tolleranza sono le vere ragioni della coesione sociale.
    Solo quando l’uomo si renderà conto che la propria intelligenza non ha limiti (consapevolezza) se non quelli di rispettare le opinioni degli altri (tolleranza) avremo realizzato un mondo nuovo dove ognuno troverà la propria collocazione senza essere in continua competizione. Solo allora si concretizzeranno i fondamentali per la convivenza e la coesione sociale sarà un fatto naturale.
    La consapevolezza è un diritto e la tolleranza un dovere. Coniugare il diritto e il dovere dovrebbe essere la missione della politica per una società dove tutti abbiano diritto di cittadinanza. Probabilmente avremmo anche un mondo non governato dagli egoismi e dalle prepotenze e scompariranno anche i conflitti che all’origine hanno sempre l’intolleranza per le opinioni diverse.
    Rispetto delle opinioni non significa condivisione ma occasione per il dialogo e il confronto. L’esatto contrario degli atteggiamenti puerili e meschini dei politici nelle occasioni di confronti pubblici. È la logica del consenso per posizioni precostituite.
    Questa, per me, è la vera utopia perché sarà impossibile svegliare l’umanità dal letargo in cui le falsità delle religioni e della politica l’hanno gettata con la logica del consenso. Voglio provarci.
    Nessun consenso e nessun dissenso, hanno la stessa origine, ma dialogo e confronto nel totale rispetto delle opinioni.

    • corrada cardini  On 6 giugno 2013 at 19:35

      Direi che tutto quanto Remo Valsecchi afferma trova riscontro se non si attribuisce al termine consenso un valore strettamente “etimologico”. Consenso come sentire comune ( cum sentio ), come condivisione di sentimenti e valori. Qui l’equivoco. Sentire comune, condivisione di ideali è diverso da mandato per la realizzazione d’un programma, in realtà, ma non esclude una delega alla persona perché compia scelte anche autonome nell’ambito di quel presunto comune sentire… In realtà le logiche elettorali lasciano appunto questo margine di discrezionalità…E partiti ed eletti ne hanno abbondantemente approfittato. Si tratta quindi di chiarire che cosa rappresenti in realtà il mandato elettorale, chiarire in che modo vincola gli eletti e come coniugare tutto questo col concetto simmetrico di delega personale…

  • Mario Barenghi  On 20 maggio 2013 at 06:21

    Non mi convince l’idea che il consenso sia espressione di subordinazione. Consenso può essere sia accettazione passiva, sia adesione critica e ragionata.
    Inoltre, consenso e coesione mi pare siano cose diverse: la coesione sociale di cui parlava l’intervento di Augusto riguarda la comunità nazionale, non l’organizzazione-partito.
    Giusta invece, in linea di massima, la distinzione tra consenso e mandato. Però non condivido le conseguenze che Remo ne trae. Certo, nessun elettore ha dato mandato al PD di fare un accordo con il PdL. Ma il sistema rappresentativo si fonda sul principio della delega: è assurdo pensare che il delegato possa (o debba) fare tutto e solo quello che è stato previsto in campagna elettorale. Come ci si comporterebbe, allora, in caso di circostanze impreviste?

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